domenica 9 ottobre 2011

Remember I Love You

“Mentre scrivo questa lettera
ti mando il mio amore,
ricorda che sarò sempre
innamorato di te
Conserva queste poche parole
fino a quando saremo insieme
custodisci tutto il mio amore per sempre
P.S. ti amo, ti amo
Tornerò a casa da te amore
fino a quel giorno, amore
P.S. ti amo, ti amo
Mentre scrivo questa lettera
ti mando il mio amore
ricorda che sarò sempre
innamorato di te
Conserva queste poche parole
fino a quando saremo insieme
custodisci tutto il mio amore per sempre
P.S. ti amo, ti amo
Mentre scrivo questa lettera
ti mando il mio amore
(sai che voglio che tu)
ricorda che sarò sempre
innamorato di te (sì)
Tornerò a casa da te amore
fino a quel giorno, amore
P.S. ti amo, ti amo, ti amo
ti amo, ti amo, ti amo
ti amo”.
Beatles, P.S. I love you - 2:05
(Lennon, McCartney)
Album: Please Please Me (1963)

martedì 4 ottobre 2011

CIO’ CHE MI SEMBRAVA AMARO….


Come tutti i veri cristiani Francesco non muore, ma passa da questo mondo al Padre. Perciò il quattro ottobre non è un giorno di lutto, ma di autentica festa. Per questo non parliamo di fine ma di transito. Per questo il nostro volto non conosce mestizia ma brilla di gioia e di felicità.
E che non siano soltanto parole, lo testimoniano i fatti ed i racconti dei suoi fratelli. “ Mentre i frati versavano amarissime lacrime  e si lamentavano desolati” ( 2Cel.217 ), il nostro santo era nella gioia ed aveva una tale libertà di spirito da chiedere del prezzemolo ( 2 Cel. 251 ) e da dimostrare il desiderio di gustare per l’ultima volta certi dolcetti di frate Giacomina ( Fior. 1946 ) .
Frate Elia quasi si scandalizza “ Come può essere tanto felice dal momento che sta morendo ? Non dovrebbe forse il suo spirito concentrarsi sul pensiero della morte?.
La verità è che non potremo mai capre questo mistero e questa gioia dei santi se non ribaltiamo i termini della questione. Cos’è morte e cos’è vita? E , per farlo, dobbiamo ripensare ai primi tempi della conversione di San Francesco. Come lui, anche noi proviamo una singolare e spontanea repulsione per il modo in cui la nostra vita sembra concludersi. Da quando poi la società ha deciso di mettere Dio nel dimenticatoio, la morte ci fa ancora più orrore e tale repulsione sembra aumentare in proporzione all’accrescersi del progresso scientifico e del benessere , accompagnato da una certa ideologia e culto della salute che va ben oltre la doverosa e legittima lotta contro le malattie che affliggono l’uomo.
“ E guardiamoci bene dalla malizia e dall’astuzia di Satana, il quale vuole che l’uomo non abbia la mente ed il cuore rivolti a Dio; e desidera, circuendo il cuore dell’uomo, con il pretesto di ricompensa o di aiuto, togliere o soffocare la parola ed i precetti del Signore dalla memoria, e vuole accecare il cuore dell’uomo attraverso la cura e le preoccupazioni di questo mondo. “ ( RnB 22,57-59 ) E quando verrà il giorno della morte, tutte quelle cose che credeva di avere, saranno loro tolte (FF.211 ) .
E’ la stessa visione biblica che  quando parla di vita e di morte intende in realtà l’amicizia o l’eterna separazione da Dio.
La morte crea imbarazzo. E’ un incidente, meglio non parlarne, o, se proprio si deve, meglio usare metafore, luoghi comuni. Così ti piomba addosso all’improvviso ed il tuo ricordo presto svanisce insieme alla vanità delle tue azioni.
Ma così Cristo non può salvarti perché non hai mai obbedito al suo comando che ti invita a leggere con sguardo lucido il tuo destino “ Convertitevi e vivrete “.
In effetti la conversione richiesta dal vangelo implica una certa forma di morte che ci conduce ad una vita nuova, attraverso la conformazione a Cristo.
E’ singolare ed impressionante al tempo stesso come proprio la conversione ribalti anche il nostro rapporto con la morte tanto che le parole del testamento di Francesco laddove si accenna all’incontro col lebbroso possono tranquillamente applicarsi al suo incontro con sorella morte.
“ Ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di anima e di corpo. E di poi, stetti un poco ed uscii dal mondo. “ (2 test. 1-4 FF.110 )
 
Antonio Fasolo Ofs



martedì 27 settembre 2011

Sogna ragazzo sogna....

Ti ho lasciato un foglio sulla scrivania,
manca solo un verso
e quella poesia
puoi finirla tu

domenica 4 settembre 2011

Il tuo sorriso....


Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l' aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.

Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l'acqua che d' improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda
d'argento che ti nasce.

Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi,
a volte, d' aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita.

Amore mio, nell' ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d' improvviso
vedi che il mio sangue macchina
le pietre della strada,
ridi, perché il tuo riso
sarà per le mie mani
come una spada fresca.

Vicino al mare, d'autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.

Riditela della notte,
del giorno, delle strade
contorte dell'isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l'aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perché io ne morrei.

( Pablo Neruda )



lunedì 4 luglio 2011

IL GIOGO DI CRISTO


“Venite a Me voi tutti che siete affaticati e oppressi, e Io vi darò riposo. Prendete su di voi il Mio giogo e imparate da Me, perché Io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre; poiché il Mio giogo è dolce e il Mio carico è leggero” (Matteo11:28)

Si dice che un’immagine valga più di mille parole.
Gesù amava utilizzare immagini nei Suoi insegnamenti.
Nel nostro testo è riportata la chiamata del Signore a prendere il Suo giogo.
Che cosa pensate possa aver attraversato la mente degli ascoltatori di queste parole quando Gesù li invitò a prendere su di loro il Suo giogo?
Il giogo è una specie di barra di legno mediante la quale due animali vengono tenuti affiancati per le spalle per lavorare assieme.
Il giogo era anche un semplice strumento di legno curvo utilizzato dalle persone per trasportare un carico suddividendone equamente il peso in modo equilibrato.
Le persone ai tempi di Gesù avevano familiarità con entrambi questi tipi di giogo.
Oltre a questo il termine va anche analizzato in relazione alla conoscenza che queste persone ne avevano nell’Antico Testamento.
Osservando il ritratto che ne emerge scopriremo alcune caratteristiche.

Il carico di Israele
Quando nella Scrittura le persone sono descritte come obbligate a portare un giogo, questo è solitamente sintomo di un carico eccessivo. Per lo più significava dover subire una servitù, una schiavitù non certo desiderata.
Israele era stato avvertito che, se non avesse servito il Signore, sarebbe stato sotto il giogo dei suoi nemici (Deuteronomio 28:48).
Il giogo divenne un simbolo dell’oppressione dell’Egitto (Levitico 26:13), della cattività in Assiria (Isaia 14:25) e in Babilonia (Isaia 47:6).
Come disciplina, Dio mise Israele sotto il giogo di Babilonia e comandò di sottostare ad esso (Geremia 27:11-12).
E, perché Israele non pensasse di poter rompere quel giogo, fu avvertito che questo sarebbe stato di ferro (Geremia 28:14), un giogo che solamente il Signore può rompere (Geremia 28:2, 4).
Le Sue promesse si attueranno poi liberandoli dalla cattività (Isaia 58:9, Ezechiele 34:27).
Nella Parola di Dio il giogo della cattività sul popolo di Israele è anche doppiamente riferito alle loro trasgressioni (Lamentazioni 1:14, Isaia 58:6).
Con queste conoscenze nella mente vogliamo ora riguardare al nostro testo per esplorarlo.

Lo strano invito di Gesù
Possiamo ora immaginare l’espressione di perplessità che talvolta si mostrava sui volti di quanti ascoltavano le parole di Gesù.
Com’è strana la promessa di caricarsi e avere riposo, prendendo su di sé un giogo!
Da quello che abbiamo appreso, questo termine è sinonimo di un carico oppressivo che certamente evocava paurose e tristi memorie delle conseguenze del peccato nel passato di Israele.
La stranezza continua con le parole “il Mio giogo”.
Fino a quel momento l’unico che aveva potuto mettere e togliere un giogo dal tempo dell’Antico Testamento era stato solo l’Eterno, Yaweh, il Signore!
Ma possiamo comprendere qualcosa in più quando leggiamo l’invito alla relazione personale con il Signore “imparate da me”.
Fin quando Israele non imparò la dura faccia della disciplina del Signore dovette restare sotto ad essa.
Gesù, invece, invita ogni uomo sulla terra a scoprire la Sua mansuetudine e la Sua umiltà di cuore!

Il paradosso dell’invito
L’invito è ancor più che strano, è un paradosso.
Portare il giogo non comporterà avere un carico, in quanto il risultato che si otterrà sarà il “riposo”.
Quale la grandezza di questa promessa: “Voi troverete riposo alle anime vostre” (Geremia 6:16)!
Il giogo di Gesù non sarà un carico eccessivo o una prigionia o una cattività.  
Questa promessa rievoca il riposo promesso a Israele dopo la conquista della Terra Promessa (Deuteronomio 12:10, Giosuè 1:13,15).
Fu un riposo donato a un popolo liberato dalla schiavitù dell’Egitto.
Per i discepoli di Cristo il giogo è sinonimo di vera libertà: “Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi” (Giovanni 8:36).
La libertà che Gesù offre non significa assoluta liberazione da ogni costrizione, ma, come il giogo suggerisce, è una libertà controllata che imbriglia la potenza di coloro che condividono il giogo.
Il giogo non è un’umiliazione impostaci da Dio, ma è una chiamata e una collaborazione
privilegiata con Cristo. Paolo non ci chiama infatti “collaboratori di Dio” (1 Corinzi 3:9)?
I gioghi normalmente sono a due posti, e Gesù ci invita a condividere con Lui il Suo giogo.
Non è forse per questo che alla fine lo chiama “dolce” e “leggero”?
Qualsiasi peso saremo chiamati a caricarci e portare per il Suo servizio o sotto il Suo giogo, non lo porteremo certo da soli, Egli stesso sarà con noi!

L’amara ironia dell’invito
Quando si esamina l’immagine del giogo nell’Antico Testamento emerge una leggera e amara ironia.
Gesù ci rivolge l’invito carico di grazia a prendere il Suo giogo che non è una scelta se prendere o non prendere il giogo, solamente consiste nel decidere quale sarà il giogo
di cui vorremo caricarci.
Israele fu liberato dal giogo degli Egiziani per servire il Signore (Esodo 4:23).
Geremia evidenzia la triste realtà di come dopo che il Signore ruppe quel giogo dando libertà al popolo di Israele, la sua risposta ingrata fu: “Non voglio più servire!” (Geremia 2:20).
Le parole che seguono descrivono la loro idolatria e la loro grettezza spirituale.
Israele di fatto ha rifiutato la libertà di servire il Signore ed è ritornato sotto una potenza più terribile e oppressiva di quella d’Egitto!
Allo stesso modo coloro che rigettano il giogo di Gesù, in realtà, non saranno liberi, ma semplicemente resteranno in una condizione di terribile schiavitù, sotto il giogo del peccato.
La chiamata di Gesù a prendere il Suo giogo è un invito alla libertà spirituale della salvezza e a diventare veramente discepoli di Cristo.
Possiamo comprendere come la libertà venga quando abbassiamo i nostri capi e ci sottomettiamo alla proposta di istruzione e disciplina di Cristo.
Perciò, considerando le alternative, risulterà evidente come prendere il giogo di Gesù sarà veramente come scegliere di portare un carico dolce e leggero.




sabato 2 luglio 2011

SFIDARE LE VETTE

Non sono le comodità della vita
a stimolare nell’uomo la volontà di lottare:
le improvvise avversità e la lotta
sono ciò che più di altro tiene l’uomo vivo.
Al di là dell’effimero brivido nel percorrere una via lastricata di rose,
sono i cuori impavidi a sfidare le vette.
 

Ciò che dovrà accadere accadrà ....

Sei stato un po' troppo serio di recente,
... è tempo di lasciar perdere!
Fatti una bella risata e metti da parte i tuoi bei piani.
Davvero non ne hai bisogno.
Ciò che dovrà accadere accadrà e tu hai una scelta:
andarci insieme o andarci contro.