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venerdì 26 ottobre 2012

domenica 8 aprile 2012

EXULTET



Esulti il coro degli angeli,
esulti l'assemblea celeste:
un inno di gloria saluti il trionfo del Signore risorto.
Gioisca la terra inondata da così grande splendore;
la luce del Re eterno ha vinto le tenebre del mondo.
Gioisca la madre Chiesa, splendente della gloria del suo Signore,
e questo tempio tutto risuoni
per le acclamazioni del popolo in festa.
E voi, fratelli carissimi,
qui radunati nella solare chiarezza di questa nuova luce,
invocate con me la misericordia di Dio onnipotente.
Egli che mi ha chiamato, senza alcun merito,
nel numero dei suoi ministri, irradi il suo mirabile fulgore,
perché sia piena e perfetta la lode di questo cero.

Il Signore sia con voi.
E con il tuo spirito.

In alto i nostri cuori.
Sono rivolti al Signore.

Rendiamo grazie al Signore, nostro Dio.
È cosa buona e giusta.

È veramente cosa buona e giusta
esprimere con il canto l'esultanza dello spirito,
e inneggiare al Dio invisibile, Padre onnipotente,
e al suo unico Figlio, Gesù Cristo nostro Signore.

Egli ha pagato per noi all'eterno Padre il debito di Adamo,
e con il sangue sparso per la nostra salvezza
ha cancellato la condanna della colpa antica.
Questa è la vera Pasqua, in cui è ucciso il vero Agnello,
che con il suo sangue consacra le case dei fedeli.
Questa è la notte in cui hai liberato i figli di Israele, nostri padri,
dalla schiavitù dell'Egitto,
e li hai fatti passare illesi attraverso il Mar Rosso.
Questa è la notte in cui hai vinto le tenebre del peccato
con lo splendore della colonna di fuoco.
Questa è la notte che salva su tutta la terra i credenti nel Cristo
dall'oscurità del peccato e dalla corruzione del mondo,
li consacra all'amore del Padre
e li unisce nella comunione dei santi.
Questa è la notte in cui Cristo, spezzando i vincoli della morte,
risorge vincitore dal sepolcro.
Nessun vantaggio per noi essere nati, se lui non ci avesse redenti.
O immensità del tuo amore per noi! O inestimabile segno di bontà:
per riscattare lo schiavo, hai sacrificato il tuo Figlio!
Davvero era necessario il peccato di Adamo,
che è stato distrutto con la morte del Cristo.
Felice colpa, che meritò di avere un così grande redentore!
O notte beata, tu sola hai meritato di conoscere
il tempo e l'ora in cui Cristo è risorto dagli inferi.
Di questa notte è stato scritto: la notte splenderà come il giorno,
e sarà fonte di luce per la mia delizia.
Il santo mistero di questa notte sconfigge il male,
lava le colpe, restituisce l'innocenza ai peccatori,
la gioia agli afflitti.
Dissipa l'odio, piega la durezza dei potenti,
promuove la concordia e la pace.
O notte veramente gloriosa,
che ricongiunge la terra al cielo e l'uomo al suo creatore!
In questa notte di grazia accogli, Padre santo, il sacrificio di lode,
che la Chiesa ti offre per mano dei suoi ministri,
nella solenne liturgia del cero,
frutto del lavoro delle api, simbolo della nuova luce.
Riconosciamo nella colonna dell'Esodo
gli antichi presagi di questo lume pasquale
che un fuoco ardente ha acceso in onore di Dio.
Pur diviso in tante fiammelle non estingue il suo vivo splendore,
ma si accresce nel consumarsi della cera
che l'ape madre ha prodotto
per alimentare questa preziosa lampada.
Ti preghiamo, dunque, Signore, che questo cero,
offerto in onore del tuo nome
per illuminare l'oscurità di questa notte,
risplenda di luce che mai si spegne.
Salga a te come profumo soave,
si confonda con le stelle del cielo.
Lo trovi acceso la stella del mattino,
questa stella che non conosce tramonto:
Cristo, tuo Figlio, che risuscitato dai morti
fa risplendere sugli uomini la sua luce serena
e vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.

sabato 7 aprile 2012

LA DISCESA AGLI INFERI DEL SIGNORE




                                                                    




"Che cosa è avvenuto?
Oggi sulla terra c'è grande silenzio,
grande silenzio e solitudine.

Grande silenzio perché il Re dorme:
la terra è rimasta sbigottita e tace
perché il Dio fatto carne si è
addormentato e ha svegliato
coloro che da secoli dormivano.

Dio è morto nella carne ed è sceso
a scuotere il regno degli inferi.

Certo Egli va a cercare il primo padre,
come la pecorella smarrita.

Egli vuole scendere a visitare quelli
che siedono nelle tenebre e nell'ombra
di morte.

Dio e il Figlio suo vanno a liberare
dalle sofferenze Adamo ed Eva che
si trovano in prigione.

Il Signore entrò da loro portando
le armi vittoriose della Croce.

Appena Adamo, il progenitore, lo vide,
percuotendosi il petto per la meraviglia,
gridò a tutti e disse: « Sia con tutti il
mio Signore ».

E Cristo rispondendo disse ad Adamo:
« E con il tuo spirito ». E, presolo per
mano, lo scosse, dicendo:

"Svegliati, tu che dormi,
e risorgi dai morti, e Cristo ti illuminerà.

Io sono il tuo Dio, che per te
sono diventato tuo figlio;
che per te e per questi,
che da te hanno avuto origine,
ora parlo e nella mia potenza
ordino a coloro che erano in
carcere: Uscite!

A coloro che erano nelle tenebre:
Siate illuminati!

A coloro che erano morti:
Risorgete!

A te comando:
Svegliati, tu che dormi!

Infatti non ti ho creato perché
rimanessi prigioniero nell'inferno.
Risorgi dai morti.

Io sono la vita dei morti.
Risorgi, opera delle mie mani!
Risorgi mia effige, fatta a mia
immagine!

Risorgi, usciamo di qui!
Tu in me e Io in te siamo infatti
un'unica e indivisa natura.

Per te Io, tuo Dio, mi sono fatto
tuo figlio.

Per te Io, il Signore, ho rivestito
la tua natura di servo.

Per te, Io che sto al di sopra dei cieli,
sono venuto sulla terra e al di sotto
della terra.

Per te uomo ho condiviso
la debolezza umana, ma poi
son diventato libero tra i morti.

Per te, che sei uscito dal giardino
del paradiso terrestre, sono stato
tradito in un giardino e dato in mano
ai Giudei, e in un giardino sono
stato messo in croce.

Guarda sulla mia faccia gli sputi
che io ricevetti per te, per poterti
restituire a quel primo soffio vitale.

Guarda sulle mie guance gli schiaffi,
sopportati per rifare a mia immagine
la tua bellezza perduta.

Guarda sul mio dorso la flagellazione
subita per liberare le tue spalle dal
peso dei tuoi peccati.

Guarda le mie mani inchiodate
al legno per te, che un tempo
avevi malamente allungato
la tua mano all'albero.

Morii sulla croce e la lancia
penetrò nel mio costato,
per te che ti addormentasti
nel paradiso e facesti uscire
Eva dal tuo fianco.

Il mio costato sanò il dolore
del tuo fianco.

Il mio sonno ti libererà dal sonno
dell'inferno.

La mia lancia trattenne la lancia
che si era rivolta contro di te.

Sorgi, allontaniamoci di qui.
Il nemico ti fece uscire
dalla terra del paradiso.

Io invece non ti rimetto più
in quel giardino, ma ti colloco
sul trono celeste.

Ti fu proibito di toccare la pianta
simbolica della vita, ma io, che
sono la vita, ti comunico quello
che sono.

Ho posto dei cherubini
che come servi ti custodissero.

Ora faccio sì che i cherubini
ti adorino quasi come Dio,
anche se non sei Dio.

Il trono celeste è pronto,
pronti e agli ordini sono i portatori,
la sala è allestita,
la mensa apparecchiata,
l'eterna dimora è addobbata,
i forzieri aperti.

In altre parole,
è preparato per te dai secoli
eterni il Regno dei Cieli.
(Antica omelia sul Sabato santo)

PREGHIERA
O Dio eterno e onnipotente,
che ci concedi di celebrare
il mistero del Figlio tuo Unigenito
disceso nelle viscere della terra,
fa' che sepolti con Lui nel battesimo,
risorgiamo con Lui nella gloria
della risurrezione.

Egli è Dio, e vive e regna con te,
nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli. Amen!

giovedì 5 aprile 2012

Un presepe per Pasqua





di GIANCARLO MANIERI

Al "Don Bosco", la parrocchia romana del Tuscolano, vicina a Cinecittà, i salesiani che la animano si sono domandati: "Perché mai a Natale, festa dell'Incarnazione del Signore, si fa il presepe (la fortunata invenzione di san Francesco ha attraversato i secoli con la santa famiglia, la grotta, i pastori, l'asino e il bue, il paesaggio, eccetera) e a Pasqua, festa delle feste, memoriale di Cristo, che per non lasciare l'umanità si fa pane, solennità che ricorda il più incredibile dei miracoli, la resurrezione, perché non si fa qualcosa di simile a un presepe? Magari un quadro plastico, una scenografia, un diorama che ricordi al popolo di Dio gli avvenimenti finali della salvezza: l'ultima cena con l'istituzione dell'Eucarestia il giovedì santo; la morte in croce il venerdì di passione; il sepolcro del sabato santo rimasto vuoto per la resurrezione, la domenica senza tramonto, Pasqua del Signore!".
Così ecco l'idea sbocciare a poco a poco, a partire da una frase del Vangelo di Luca (24, 1): "Il primo giorno dopo il sabato (le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea [Luca, 23, 55]), di buon mattino, si recarono alla tomba, portando con sé gli aromi che avevano preparato". Le donne dunque, sempre prime, sempre coraggiose. I discepoli, in effetti, eccetto il più giovane, si erano eclissati mentre loro, che forse avevano compreso meglio degli altri, con tipica intuizione femminile, la realtà profonda di quell'affascinante rabbi predicatore, hanno continuato a seguirlo fin sotto la croce, assieme a Maria sua madre, e a volerlo servire fin nel sepolcro, come avevano fatto in Galilea. Esse dunque nell'alba radiosa di un giorno che avrebbe ribaltato la storia del mondo e dell'uomo, esse e non altri, ebbero il coraggio tutto femminile di incamminarsi verso il sepolcro per "accudire" il corpo del Maestro.
Il diorama approntato al "Don Bosco", nello stesso posto dove tutti gli anni viene allestito il presepio, non presenta lo sparuto gruppetto delle donne di Galilea che la mattina di Pasqua si recarono là dove avevano deposto il maestro. Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e Salome, le tre menzionate dall'evangelista Marco (16, 1), rappresentano tutte le donne del mondo. Tre, numero perfetto della cabalà ebraica, indica la totalità delle donne di ogni tempo e luogo. La scenografia, allestita nello splendido tempio, non ha un punto focale come il presepio di Natale, ne ha tre, come tre chiavi per aprire al ricordo e alla completa comprensione il dramma più incredibile della storia dell'intero universo: la morte e risurrezione di Gesù con il preludio dell'ultima cena. E proprio nel Cenacolo, la stanza della cena d'addio, si sono consumati due eventi opposti. Il primo è stato un gesto d'amore illimitato: Gesù sapendo di dover "partire" decide di restare come pane per la loro fame di Dio. Il secondo è stato un gesto di tradimento: uno dei suoi lo vende per trenta denari. Il diorama presenta poi il Golgota, con il Messia inchiodato sulla sua croce: i lampi dei fulmini sembrano sottolineare anche lo sconcerto della natura. Infine, in primo piano, il sepolcro, vuoto, momento clou di quei tragici giorni e inizio dell'era cristiana.
A significare l'universalità dell'evento, sono pure presenti alcuni simboli che rappresentano i continenti da cui si snodano le processioni di donne verso il sepolcro della salvezza: un cammello e il deserto per l'Africa, il Colosseo per l'Europa, la Grande muraglia per l'Asia, alcuni grattacieli e la Statua della libertà per l'America, due moai dell'isola di Pasqua per l'Oceania. Le donne, vestite nei loro costumi nazionali, formano colorati gruppi processionali in cammino verso la "grotta" della risurrezione: meta degli uomini e delle donne di tutti i secoli e desiderio nascosto di scavalcare l'abisso della morte, superare la stridente sinfonia del nulla eterno, riconquistare il senso. "Dov'è, morte, la tua vittoria?".
Audace forse l'idea, ma non peregrina. Il sepolcro senza più l'inquilino è profezia: è vuoto per svuotare i sepolcri di tutto il mondo. Si muore: re e sudditi, giudici e avvocati, barboni e nobili, tecnici e cenciaioli, vecchi e giovani, donne e bambini, e papi e soldati e contadini. Ma tutti si risorge, senza titoli di sorta, in un corpo glorioso, illuminato da quell'incredibile evento toccato a Gesù e che tocca tutti gli uomini di tutti i tempi: evento cosmico, attuale e profetico; evento unico di ieri, oggi e domani. Trascinati dalle donne che vanno al sepolcro, tutti siamo incamminati verso quel punto omega, che è anche un punto alfa, nuovo inizio, attimo eterno, eternamente giovane.


(©L'Osservatore Romano 5 aprile 2012)




sabato 31 marzo 2012

Lourdes, Resurrezione e pubblicità ingannevole....


Miracoli vietati e miracoli riconosciuti


di SILVIA GUIDI
La diffida a non abusare della credulità popolare non è stata inviata - per conoscenza, in quanto Persona informata dei fatti - anche al Creatore, solo perché non è facile reperirne l'indirizzo; ma quando questo piccolo inconveniente burocratico sarà risolto anche Dio potrebbe trovarsi sul banco degli imputati (per abuso di potere, lesa maestà laica o una qualche altra accusa tratta dal fertile genere letterario della fantagiurisprudenza).
Non è la prima volta che succede, come la storia della salvezza ci ricorda, ma stavolta la vicenda ha accenti tragicomici: l'intervento imprevedibile della Grazia è stato giudicato incompatibile con le leggi del codice pubblicitario inglese. "In Gran Bretagna - spiega Gianfranco Amato, segnalando in Rete uno degli esiti più surreali della censura postmoderna - sulla tutela dei consumatori vigila l'Advertising Standards Authority (Asa): e recentemente ha proibito all'associazione cristiana Healing On The Streets (Hots) di dire pubblicamente che attraverso la preghiera è possibile guarire". A Bath, l'associazione Hots è composta da volontari che pregano per i malati, rendendo nota la propria attività su un sito web; secondo l'Autority si tratta di pubblicità ingannevole, "illegittima e irresponsabile", colpevole di "indurre false speranze". Nonostante le intimidazioni subite, Paul Skelton, il fondatore di Hots, ha deciso di ricorrere contro la decisione dell'Asa: altrimenti, di questo passo, "in futuro sarà ancora lecito affermare che i miracoli esistono?". Per ora nessun commento è arrivato dalla Catholic Association, che da più di cento anni organizza pellegrinaggi a Lourdes, ma è evidente che l'esistenza stessa della piccola città dei Pirenei, portando alle estreme conseguenze la logica dell'Asa, potrebbe rappresentare un vulnus insanabile nella tutela dei diritti del consumatore, e, come tale, essere presto dichiarata illegale; è un luogo in cui fatti inspiegabili continuano pervicacemente a succedere, in barba a qualsiasi normativa vigente.
Un luogo sovversivo, questo santuario mariano ottocentesco, che non accenna a passare di moda, e in cui tutto o quasi tutto, dalle realtà visibili a quelle invisibili, si può rovesciare da un momento all'altro nel suo opposto. A partire dalle tante guarigioni che il dottor Alessandro De Franciscis, presidente del locale Bureau des constatations médicales, preferisce definire "inspiegate" piuttosto che "inspiegabili" ("sarebbe un atto di presunzione da parte mia" dice a Stefano Lorenzetto in un'intervista pubblicata su "il Giornale" dello scorso 25 marzo).
Anche la carriera di De Franciscis, pediatra napoletano cinquantaseienne specializzato in epidemiologia ad Harvard, è stata ribaltata dall'incontro con la grotta di Massabielle. "Credo di essere il medico più buffo del pianeta - continua il dottore - la gente viene da me non perché sta male ma per dirmi che è guarita. Nel Bureau parliamo di medicina, non di fede o di filosofia. Ciascun medico anche se è ateo, può consultare la cartella clinica e dare un'opinione sul caso. E c'è la massima collegialità nelle decisioni. Agisco come il dottor House: ascolto le varie diagnosi e traggo le conclusioni".
Quali sono i criteri applicati dalla Chiesa per dichiarare un miracolo? "Gli stessi fissati dal cardinale Prospero Lambertini, eletto Papa nel 1740 col nome di Benedetto XIV, quello che concesse l'imprimatur alle opere di Galileo Galilei - risponde il medico - sette criteri di assoluto buon senso, fissati per mettere un freno agli abusi dei nobili, nel cui albero genealogico si rintracciava sempre qualche santo o beato per intervenuto miracolo. Primo: che la malattia abbia una prognosi grave. Secondo: che la diagnosi sia certa. Terzo: che la malattia sia organica. Quarto: che nessuna terapia possa spiegare la guarigione. Quinto: che la guarigione sia istantanea, inattesa e improvvisa. Sesto: che sia completa. Settimo: che sia durevole nel tempo". E la comunità scientifica internazionale accetta questi criteri? "Non c'è conflitto tra fede e scienza. Se io le dico che la signora Danila Castelli era affetta da feocromocitoma, questo è un fatto provato dai vetrini istologici e dalle cartelle cliniche degli istituti universitari dov'era stata ricoverata senza esito alcuno".
"Dal 1858 a oggi, in media un miracolo ogni 840 giorni..." sottolinea Lorenzetto. "Tutto vero, ma sarebbe un errore - gli risponde De Franciscis - soffocare nelle statistiche gli avvenimenti di Lourdes". Il suo "cuore" non sono le guarigioni; "il miracolo di Lourdes è Lourdes". Meglio dirlo adesso in modo esplicito, prima che scriverlo diventi fuorilegge.


(©L'Osservatore Romano 31 marzo 2012)